lunedì 26 aprile 2010

Le mosse vincenti dei campioni:

Visualizzazione dell’obiettivo raggiunto

Oltre la capacità di condizionare la propria fisiologia e quella di organizzare un dialogo interiore positivo, i campioni si distinguono dagli altri per come organizzano i contenuti delle loro visualizzazioni.
Visualizzare significa guardare con l’occhio della mente. Tutti possiamo farlo…e inevitabilmente lo facciamo quando, ad esempio, ci viene chiesto di ricordare il colore di un oggetto che conosciamo.

Comunque, ciò che è interessante della visualizzazione è che ci permette di vedere anche quello che ancora non c’è… consentendoci di organizzare al meglio il nostro comportamento al fine di realizzarlo.
Pensate agli architetti: possono visualizzare interi quartieri su terreni in cui sopra non c’è ancora niente. Ed è proprio questo tipo di visualizzazione quella che ci interessa nel calcio: quella rivolta a risultati futuri.
Esser consapevoli di poter visualizzare è importante, ma lo è ancor di più organizzarne il contenuto con immagini allettanti.

Visualizzare una situazione di pericolo, infatti, anche quando il pericolo non c’è, ci può bloccare; oppure può spingerci ad andare dalla parte opposta. Ma se nei contenuti di ciò che visualizziamo introduciamo qualcosa di allettante, ne verremo fortemente attratti e questo concorrerà positivamente a programmare il nostro comportamento per farcelo ottenere.
Quello che succede nella testa dei campioni è proprio questo: rappresentano vividamente immagini in cui hanno già ottenuto ciò che vogliono, così, di riflesso, si ritrovano con la giusta coordinazione e motivazione per ottenerlo.

Nel breve tempo di un cross dal fondo, i campioni, si vedono staccare più in alto di tutti e insaccare con un’ energico colpo di testa.
Qualcun altro, nella stessa situazione potrebbe vedersi con i guantoni del portiere premuti sul volto e di riflesso produrre un irrigidimento muscolare su tutto il corpo.

Certo! Nessuno può prevedere il futuro esattamente come si presenterà e proprio per questo possiamo scegliere di visualizzarlo in anticipo, rendendolo favorevole ai nostri obiettivi.

Nel dubbio su come gli eventi potranno manifestarsi conviene sempre scegliere di visualizzare il risultato a noi più favorevole…proprio come già fanno i campioni.

lunedì 19 aprile 2010

Le mosse vincenti dei campioni:

Il dialogo interiore positivo.
Se nel precedente articolo abbiamo parlato di come sia possibile condizionare i propri pensieri, attraverso la postura del corpo, in questo parleremo della seconda capacità caratteristica dei grandi campioni: gestire il dialogo interiore.

Tutti abbiamo un dialogo interiore: si tratta di una vocina che talvolta ci parla, ci canta, ci urla o ci sussurra parole…e che a seconda di come lo fa contribuisce a stimolarci o a frenarci nelle intenzioni.

Se anche voi volete sentire la vostra voce interiore, potete ascoltare ciò che vi dice rimanendo per 20 secondi in totale silenzio. Provate!

In molti sanno di averla, perciò questa prova sarà molto utile per coloro che devono scoprire di averla e sentirla per la prima volta.
Poi ci sono anche quelli che fanno la prova dicono a se stessi: “Mah…booooh…io non sento niente!?”.
Questi sono quelli che preferisco dato che non sapranno di averla perché è proprio la voce interiore a estraniarli da questa consapevolezza. Ma non è niente di grave…anche per loro c’è la possibilità di divenirne coscienti.

Comunque, l’utilità del dialogo interiore, non sta solo nel fatto di sapere che la voce c’è, ma nel fatto che- sapendo che c’è- si può imparare a gestirne i contenuti e le caratteristiche; affinché diventi una voce amica che contribuisce a ottenere i risultati voluti… piuttosto che il contrario.

Delle tante cose che si possono modificare nella voce interiore, quella più semplice da apprendere, (onnipresente nel dialogo interiore dei grandi campioni), è quella di caratterizzarla con parole che rappresentano uno stato positivo.
Poiché il nostro cervello rappresenta “letteralmente” le parole che sentiamo o che ci diciamo dentro, se in queste parole il contenuto è inerente ad una situazione negativa o sfavorevole alle nostre intenzioni il corpo si adeguerà a quel contenuto e produrrà, di riflesso, una fisiologia negativa che ostacolerà il raggiungimento dell’obiettivo.

Provo a spiegarmi in altro modo: Se, dovendo tirare un rigore, dite a voi stessi “questo non lo posso sbagliare” il vostro cervello dovrà prima di tutto rappresentare voi che sbagliate quel rigore ( dunque crea anche sensazioni e immagini di voi che sbagliate ). La fisiologia è condizionata dai pensieri e quindi istantaneamente verrà prodotta in voi la stessa postura fisica di quando - una volta - avete commesso l’errore che non volete commettere … e perciò, con molta probabilità, lo commetterete ancora.

Provate se ciò che dico è vero: Provate a NON PENSARE a ciò che vi dirò ora:
“NON PENSATE AD UN PALLONE BLU “.
Impossibile vero? E’ impossibile non pensarci, poiché per negarvi il pensiero del pallone blu dovete- per forza- prima immaginarlo.

Ecco dunque che cosa caratterizza il dialogo interiore dei campioni. Usano solo parole che rappresentano situazioni con esito positivo e quando sono in procinto di tirare un rigore dicono cose del tipo: “ Adesso segno!”, oppure, “lo tiro lì”.

Cambiare il proprio modo di dialogare con se stessi non è semplice ed immediato e richiede esercizio…ma, proprio per questo, chi riesce a cambiarlo fa quel qualcosa di straordinario che verrà riconosciuto come degno di un vero campione.

giovedì 15 aprile 2010

Le tre mosse vincenti dei campioni

L’atteggiamento mentale dei grandi giocatori – quelli che tutti definiscono “veri campioni “- è costituito da tre elementi fondamentali:
1- Il condizionamento fisiologico - 2-Il dialogo interiore positivo 3- La visualizzazione dell’obiettivo raggiunto.

In questo articolo vi illustrerò il primo punto: cosa significa cambiare fisiologia.
Sappiamo tutti benissimo che il nostro corpo è coordinato – nei movimenti e nella postura - dal nostro cervello. In altre parole, tutto quello che facciamo viene, in qualche modo, prima elaborato dalla testa… per poi essere manifestato dal corpo. Infatti , siamo tutti in grado di capire se qualcuno è triste o è felice semplicemente osservando il suo comportamento e le sue espressioni.
Ci sono, dunque, delle manifestazioni fisiche che rispecchiano quello che abbiamo in testa e questo significa che tutto quello che ci balena in testa determina un risultato – osservabile - nella nostra postura.

Detto questo, è logico pensare che per passare da una condizione di tristezza a una condizione di felicità è necessario cambiare ciò che si pensa .
Ma lo sapevate che, se avere in testa pensieri tristi produce una postura caratteristica di chi è triste, cambiando postura e assumendo quella di quando si è felici nel cervello si annulla l’effetto della tristezza e si produce la sensazione di felicità ?

Non vi sembra possibile? Allora fate quello che vi suggerisco e provate se è vero!
Pensate a qualcosa che vi rattrista fino a rattristarvi e poi ( imponetevi questo compito) cominciate a saltellare e, contemporaneamente, a battere le mani ( saltellare e battere le mani è un esempio di comportamento felice ). E provate in tutti i modi a mantenervi tristi… mentre saltellate e battete le mani.

Se non avete voglia o tempo per farlo, risparmiatevelo pure…tanto non ci riuscireste.
Constaterete che il cervello non riesce a mantenersi in uno stato di tristezza se il corpo comincia ad assumere una postura che non corrisponde a quello stato. Ciò significa che anche il cervello si adegua.

E questa dunque una delle capacità che si riscontra nei campioni: costringere il proprio corpo ad assumere la postura tipica di quando rendono al meglio; per condizionare i loro pensieri e attingere totalmente alle risorse utili a raggiungere lo scopo

Se avete fatto l’esercizio o se vi siete convinti che tutto ciò è possibile, vi siete impossessati di un’altro modo per intervenire sullo stato d’animo; e ora avete a disposizione un’arma potentissima per produrre lo stato d’animo più utile alle circostanze che dovete affrontare. Perciò quando ciò che pensate o che fate non è favorevole al raggiungimento del vostro obiettivo potete scegliere tra queste due opzioni: o cambiare il contenuto dei vostri pensieri, o cambiare la vostra postura. In entrambi i casi si produrrà un atteggiamento mentale potenziante.

Perciò se trovate troppo difficile condizionare i vostri pensieri, ora sapete che potrete sempre agire sul fisico… e obbligarlo a fare qualcosa che non corrisponde a ciò che la vostra testa pensa. Naturalmente, ciò và fatto se siete voi stessi a desiderare uno stato d’animo più utile alle circostanze che state vivendo.

Per fare un esempio, prendiamo lo stato mentale di un giocatore affranto perché la sua “velina” l’ha lasciato. Possiamo facilmente immaginare che i suoi – anche se comprensibili- pensieri fissi sui “ perché?…perchè proprio adesso, perché proprio a me? “ non gli consentiranno una fisiologia utile nel giorno di una partita; e ciò significa che se avrà intenzione di presentarsi in campo per dare il meglio di se dovrà, per forza, o cambiare il contenuto dei suoi pensieri (cosa molto difficile ) o condizionare la sua fisiologia adottando la postura più indicata allo svolgere il suo ruolo, che, come abbiamo appena detto, gli consentirebbe di condizionare anche i propri pensieri.

Le possibilità, dunque, ci sono, e sapere che ci sono è già di per se molto importante per chi si ritrova “mentalmente incastrato” e non sa che fare per affrontare al meglio l’impegno che deve sostenere.
Spesso “l’incastro” si risolve considerando possibile condizionare ciò che si pensa semplicemente modificando la propria postura.

Tutti vogliono condizionare i propri pensieri quando vogliono cambiare la sensazione che provano…e questo che abbiamo appena visto è un modo –pratico -per farlo.

Riassumendo: se è vero che un pensiero produce una specifica fisiologia, è vero anche che acquisire una fisiologia “diversa”da ciò che si pensa condiziona il pensiero che la originava.

In definitiva, quando si ha bisogno di uno specifico stato d’animo si può imparare, sia a dirigere i propri pensieri fino ad ottenerlo ( e per questo ci sono esercizi che tutti possono imparare), oppure si può imparare a condizionare la propria postura ( con altri tipi di esercizi ), che consentono di ottenere lo stesso risultato.
Queste sono le semplici cose che i campioni fanno, e sono anche le semplici cose che quelli che vogliono diventare campioni possono imparare.

sabato 10 aprile 2010

Per farsi capire: entrare in sintonia

Se pensate che i caratteri opposti si attraggono, oggi potrete conoscere un’altra verità! Che gli opposti si attraggono è vero solo per i poli delle calamite e non lo è di certo per gli esseri umani. Per darvi una dimostrazione di questo, immaginate due persone diametralmente opposte: una a cui piace il mare e l’altra la montagna; una a cui piace uscire, l’altra stare a casa; una frequentare luoghi affollati come gli stadi, l’altra stare in solitudine; una leggere, l’altra ascoltare musica a tutto volume…

Beh! due persone così è molto probabile che non si incontreranno mai e, se mai dovesse capitare, l’unica cosa che li accomunerà sarà il fatto di ignorarsi a vicenda…per “divergenza di interessi”.
Solo le persone uguali si attraggono, e solo le persone uguali innescano una relazione che gli consente di ascoltare ed essere ascoltati…quindi comunicare.

Lo so! ci sono milioni di persone che dichiarano di sentirsi attratte solo da persone totalmente diverse da loro, (e per le quali regolarmente litigano ) ma questo, semplicemente, succede perché ignorano totalmente la maggior parte delle uguaglianze che li accomuna ( e per le quali si sentono attratti) e si focalizzano solo sulle differenze.
Le persone diametralmente opposte non litigano mai, perché ognuna –indirettamente - rispetta la scelta dell’altro…desiderando l’opposto. Ciò significa che non c’è possibilità che due persone totalmente diverse litighino perché si ignoreranno per sempre.

Quindi anche nelle relazioni di squadra ( tipo Dirigenti con Allenatore, Allenatore con i giocatori, Giocatori con Giocatori ) c’è sempre un interesse comune tra i membri che la compongono; e perciò diventa indispensabile che ogni tentativo di comunicazione sia preceduto dalla sintonia.
Solo chi è in grado di “sintonizzarsi” sugli altri otterrà ascolto e credibilità.

Le persone che meglio di altre riescono –naturalmente - ad entrare in sintonia con chi comunicano sono quelle che si concentrano sulle uguaglianze e ne sottolineano gli aspetti.
E gli altri? Gli altri possono sempre imparare come si cambia e far proprio il comportamento più conveniente.
Ad ogni persona piace chi è come lui. È forse vero che almeno una volta nella vita avete pensato che se vi foste “ sdoppiati” avreste potuto contare su di un collaboratore formidabile?
Tutti consideriamo “molto in gamba” chi ci assomiglia il più possibile…al punto che il massimo sarebbe se fosse come il nostro riflesso in uno specchio.

E voi che tipo siete? Fateci caso facendo questo semplice esercizio: “ Che cosa notate come prima cosa guardando, allo stadio, nella tribuna di fronte?…la maggior parte delle maglie di uno stesso colore oppure quella che in mezzo alle altre spicca per diversità?”
Questo è un modo semplice per constatare che tipo di atteggiamento avete; e se capite di avere la tendenza a notare le differenze, e applicate questa tendenza alle parole della persona che avete di fronte, allora avete scelto il percorso più difficile che esista per essere ascoltati e riuscire nell’intento di comunicare qualcosa.

Uno degli accorgimenti del buon comunicatore è l’attenzione per le uguaglianze tra se e la persona con cui comunica; per mantenersi sempre in sintonia, ottenere ascolto e raggiungere il fine della propria comunicazione.
Un termine che spesso usiamo per definire qualcuno che è entrato in sintonia con noi è: “ simpatico”.

Pensateci: ascoltate mai i consigli di chi vi è simpatico? Ascoltarli non vuol dire applicarli, dato che anche un simpaticone potrebbe darvi un consiglio che voi ritenete sbagliato; ma di sicuro lo ascoltate quando parla e se poi vi dà un buon consiglio allora è fatta!
Vi è mai capitato- invece - di ricevere consigli da qualcuno che vi è antipatico? A me sì, e quando capita piuttosto che seguire ciò che mi ha consigliato- anche se valido- cerco di fare tutt’altro.

Bene! Spero di avervi convinto che solo gli uguali si attraggono e solo tra due persone focalizzate sulle reciproche uguaglianze si ottiene quella sintonia che gli permetterà di comunicare efficacemente tra loro.

L’obiettivo di questo articolo è far risparmiare tempo, energie e fegato a coloro che sono convinti che “detto quel che hanno da dire” hanno fatto il massimo per farsi capire.
Nossignori! Quando avete qualcosa da dire di sicuro volete che –almeno- vi si ascolti; e se non vi preoccupate di entrare prima in sintonia non otterrete nemmeno quello.